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Ragazzi a confronto

“Mohamed, possiamo fare una foto insieme?”, “Keita mi fai una firma sul diario?”. Sono imbarazzati ma al tempo stesso divertiti da queste richieste, i giovani migranti che lo scorso 13 maggio hanno incontrato gli studenti dell’Istituto comprensivo di Misano Adriatico invitati dal dirigente scolastico e dagli insegnanti.


Un gruppo di ragazzi ospiti di “Casa Solferino”, servizio per l’accoglienza di Croce rossa italiana – Comitato di Rimini. Con loro anche Mamadou e Maria Laura Gualandi, che insieme al marito Mario e ai loro figli ha deciso di aprire le porte della propria casa al giovane senegalese.
Mamadou è il primo a raccontare la sua storia. Almeno una cinquantina i ragazzi dagli 11 ai 13 anni ad ascoltarlo, un’età in cui stare fermi sembra impossibile, eppure quando parla c’è un silenzio attento e rispettoso.
“In Senegal avevo una situazione familiare difficile. Mio padre aveva risposato un’altra donna che non mi accettava perché non ero suo figlio e subivo ogni forma di violenza nel corpo e nello spirito. Ho deciso di andarmene, ma ero solo e non sapevo cosa fare. Ho attraversato il Mali, il Burkina Faso, il Niger, la Libia. In Libia sono stato in carcere, anche qui ho subito violenze. Non avrei mai immaginato dopo tanto dolore di trovare una famiglia in Italia pronta ad accogliermi e a volermi così bene”.

Anche la storia di Keita, 24 anni, arrivato in Italia dalla Nuova Guinea, è piena di dolore ma altrettanta voglia di riscatto: “È difficile per me ricordare e raccontare la situazione drammatica che vivevo nel mio paese. Povertà, malattia, disperazione. Eppure oggi tutto è cambiato”. Keita è volontario di Croce Rossa, indossa con orgoglio la divisa. Sorride quando per strada le persone lo fermano e si stupiscono che lo stereotipo del migrante bisognoso si sia in questo caso ribaltato, nella generosità di Keita che si mette a disposizione degli altri.

Le storie dei ragazzi sono diverse tra loro, e forse anche per questo così interessanti. C’è Zaky, che in Somalia faceva il giornalista e che ancora oggi è pieno di paura se ripensa alla guerra nel suo paese. Ci sono con loro Mamadou, Musah e Abraham, più timidi, ma non per questo meno bisognosi di raccontare e di raccontarsi. Oppure c’è Lamine che invece è il ritratto del buonumore, ci tiene a precisare che abita alla Cerbaiola, racconta che ormai per tutti è “Mario”, per evitare confusione con gli altri Lamine che vivono in casa con lui.
Già, perché a Casa Solferino in questo momento vivono ben 42 migranti. Un’esperienza di convivenza non semplice, ma che in realtà è resa possibile da un forte spirito di solidarietà e adattamento. E dalla presenza di operatori e volontari formati.

Ivano Balducci e Romina Urbinati, educatori, hanno fortemente voluto questo incontro dei “loro” ragazzi nelle scuole. Non hanno dubbi sulla possibilità di costruire integrazione e nel loro agire educativo si lasciano guidare dai principi di Croce Rossa, e in particolare dall’ideale di Umanità: “Movimento della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, in campo internazionale e nazionale, si adopera per prevenire e lenire in ogni circostanza le sofferenze degli uomini, per far rispettare la persona umana e proteggerne la vita e la salute; favorisce la comprensione reciproca, l'amicizia, la cooperazione e la pace duratura fra tutti i popoli”.

Gli studenti di Misano hanno preparato molte domande per i ragazzi: c’è qualcosa che vi fa paura? Vi manca il vostro paese? Riuscite ogni tanto a telefonare ai vostri genitori? Cosa si mangia in Africa? Come immaginate il vostro futuro?
Ma anche i giovani migranti hanno una domanda per loro: cosa pensate quando incontrare un ragazzo come noi per strada?
È difficile scardinare alcuni pregiudizi e convinzioni ben radicati e influenzati anche dall’opinione comune e dagli stessi mezzi di comunicazione, ma c’è in questi ragazzi una freschezza e una curiosità che restituiscono ottimismo, in un momento storico in cui parlare di solidarietà e accoglienza sembra essere controcorrente.

Commenta una delle insegnanti organizzatrici, Adele Catapano: “È stato un incontro speciale: gli sguardi si incrociano, le mani si stringono, le orecchie si tendono, per creare prospettive nuove che esondino dagli argini dei pregiudizi e delle paure”.
Gli studenti una volta tornati a casa hanno continuato a parlare di questo incontro anche in famiglia, mostrando le foto, riportando le storie ascoltate. E forse “un mondo migliore”, come canta Lamine che è un fan di Vasco Rossi mentre torniamo a casa, si costruisce a partire proprio da qui.

Silvia Sanchini

 

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